venerdì 20 marzo 2009

Fare Futurismo

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di Angelo D'Orsi
Ma è possibile che in questo paese si debba oscillare sempre fra ripulsa e apologia? Tra damnatio e laudatio? Tra demonizzazione e giubilazione? Giornalisti e politici, studiosi e organizzatori di cultura diventano ora esorcisti del demonio di turno, ora adoratori magari dello stesso diavolo, ridiventato angelo.
Le celebrazioni in atto del Futurismo, in occasione del centenario della sua fondazione (febbraio 1909), sono una manifestazione corale al limite dell'incredibile: dopo decenni di rimozione, a partire dagli Anni 80 cominciò la rivalutazione del Futurismo che ora si trasforma in un delirio apologetico, un osanna collettivo, che passa per le esposizioni:
da Milano (capitale del Futurismo) a Reggio Calabria (patria di Umberto Boccioni, indubbiamente il pittore più significativo non solo del movimento), da Bologna - che reclama, con un suo vecchio giornale, La Gazzetta dell'Emilia una primogenitura del Manifesto di fondazione (rispetto al parigino Figaro) a Roma (centro motore del Secondo Futurismo), e così via.

Umberto Boccioni

Mostre significano cataloghi (pesanti e costosi) e cerimonie inaugurali: quella romana - la "notte futurista" del 20 febbraio, giorno della pubblicazione del Manifesto sul Figaro, è stata un esempio clamoroso di spettacolarizzazione - piuttosto pacchiana - e di strumentalizzazione politica, all'insegna della lettura del Futurismo in termini ideologicamente denaturati, o, addirittura, adattati alla bisogna di una Roma che forse si vuole di nuovo "imperiale".
Nel documentario proiettato alla mostra si arriva alla manomissione dei testi: il famoso punto 9 del Manifesto, quello che esalta la guerra "sola igiene del mondo", è amputato del passaggio relativo al "disprezzo della donna", uno degli elementi costanti dell'ideologia futurista.
I testi, per giunta, vengono letti con voce che vorrebbe essere stentorea, ma risulta soltanto ridicola, sulla base di una ricostruzione storica che propone omissioni inaccettabili (ad esempio, non si nomina mai la parola "fascismo"...), con affermazioni che contraddicono la realtà, per esempio quando si parla di un Futurismo "sempre all'avanguardia", e da esso si fanno discendere movimenti che nacquero indipendentemente;
e dimenticando che negli anni del Regime i futuristi furono reclutati dal fascismo e se ne fecero alfieri, mentre, peraltro, non rinunciavano a chiedere commesse statali, aiuti personali al duce, prebende e cariche onorifiche.
È noto che Marinetti stesso, dopo aver tuonato per anni contro le accademie, accettò la carica di accademico d'Italia, fin dalla prima "infornata", nel 1929, diventando addirittura segretario della "classe di Lettere", pavoneggiandosi, grottescamente, con la sua brava feluca e lo spadino d'argento.
Naturalmente, accanto alle mostre, convegni e libri. Occasione perlopiù persa per una rivisitazione critica: occasione, invece, per una celebrazione assordante del Futurismo e del suo capo Marinetti.

 

Giordano Bruno Guerri


Che Giordano Bruno Guerri, già laudator di Bottai e Malaparte, etichetta senz'altro come "rivoluzionario", rifacendo il verso al De Felice biografo del primo Mussolini: ma costui veniva dalla tradizione dell'anarco-socialismo romagnolo, e sebbene digiuno di Marx, aveva partecipato a moti di piazza, era stato un organizzatore in seno al Partito Socialista...
Ma Marinetti rivoluzionario? Certo, non possiamo dimenticare Gramsci e le sue felici notazioni sui futuristi, "rivoluzionari in cultura, reazionari in politica". Il Futurismo - il primissimo, quello antecedente alla Grande guerra - svolse una funzione rinnovatrice, egli osservava; ma i futuristi, alla fine, si sono rivelati null'altro che "un gruppo di scolaretti scappati da un collegio di gesuiti", che, dopo aver "fatto un po' di baccano nel bosco vicino... sono stati ricondotti indietro sotto la ferula dalla guardia campestre".

Filippo Tommaso Marinetti

Provocatore, certo, Marinetti, innovatore per certi aspetti; ma non si può dimenticare la totalità squisitamente reazionaria del Futurismo, insistendo sulla sua "novità" (relativa, peraltro), sugli aspetti di modernizzazione, che si limitavano a celebrare i suoi segni esteriori, idolatrando l'industria e la macchina, lo sviluppo indefinito e un progresso ridotto a pura tecnica.
Una tecnica che comprendeva, e anzi poneva al primo posto, quella bellica. Tutto il Futurismo - che invano uno studioso serio come Emilio Gentile si sforza di staccare dal nazionalismo imperialista parlando di un asettico e incolpevole "italianismo" - nasce e vive e muore entro il perimetro ideologico del nazionalismo, che esercitò una potente egemonia capace di catturare lo stesso fascismo.
Il culto della violenza, il nazionalismo con tratti non di rado razzisti, una concezione gerarchica e pesantemente antiegualitaria della società, un'esaltazione acritica di una modernità che in realtà nessun futurista capì neppure lontanamente...
E soprattutto una martellante apologetica della guerra sono stati lo zoccolo duro del Futurismo: presentarlo oggi come un'assemblea di goliardi giocherelloni, che festosamente condussero Italia "nella modernità", è grottesco.
Scambiando la guerra per una manifestazione del "moderno" e facendosene campioni, i futuristi - con qualche eccezione - si assunsero una responsabilità gravissima; e le loro "parole in libertà" in vero pesavano come pietre, anzi come bombe. E mentre Marinetti cantava "armi ed eroi della guerra mussoliniana" (ancora nel 1944, fedele milite della Repubblica di Salò), centinaia di migliaia di nostri connazionali morivano sotto bombe autentiche.
(La Stampa)

lunedì 16 marzo 2009

Report Catania

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di Concetto Vecchio

Che fine hanno fatto gli 850 milioni di euro, disposti nel 2002 dal governo Berlusconi per mettere in sicurezza la città di Catania dai rischi sismici e risolvere l´emergenza traffico? Una montagna di soldi che piovvero sul sindaco Umberto Scapagnini - medico del premier, la cui amministrazione ha portato il Comune a un passo dalla bancarotta - senza che dovesse passare dal consiglio comunale.

Scapagnini fu nominato commissario dell´Ufficio speciale e il tesoretto poté essere speso «per cassa e non per competenza»: in altre parole, senza alcuna rendicontazione. Sette anni dopo il bilancio è desolante. Gli 850 milioni sono stati spesi per costruire cinque megaparcheggi scambiatori: tutti abbandonati.

Il più grande, il parking Fontanarossa, attaccato all´aeroporto, appaltato al consorzio Uniter, è costato 13 milioni, dopo i 5 milioni 700 mila euro sborsati per espropriare il terreno: è fermo da anni. Temendo lo tsunami - lo tsunami ! - fu realizzata in alternativa al lungomare un´ipotetica via di fuga, ma la strada, il viale De Gasperi, finisce sfortunatamente in un vicolo cieco.

Le scale antincendio nelle scuole penzolano nel vuoto, le crepe nei muri mascherate da una passata di intonaco, com´è avvenuto alla scuola Brancati, sul punto di crollare. E le caserme, gli ospedali, i palazzi strategici della città più sismica d´Europa? Perché non sono stati messi a norma?

Il destino incerto di questi 850 milioni - ma secondo una relazione del capo della Protezione civile Guido Bertolaso si tratterebbe di una cifra compresa tra 1,5 e 2 miliardi di euro: fondi avanzati dalla legge 433/1990 - è stato denunciato ieri sera da "Report", la trasmissione di Milena Gabanelli su Rai3, con un´inchiesta di Sigfrido Ranucci, "I Viceré".

Quando piove il Villaggio Goretti sembra il Canal Grande e gli abitanti lo circumnavigano in gondola con amaro fatalismo: «Semu consumati». Siamo rovinati. Si poteva sistemare con i fondi Fas, ma i 140 milioni concessi ad ottobre dal Cipe sono stati utilizzati per salvare il municipio dalla bancarotta. Un salvataggio che fa ancora piangere di rabbia i sindaci virtuosi.

Scapagnini e Berlusconi

Catania è una buona metafora del Mezzogiorno d´Italia. Benché sul lastrico, impazzita di traffico - i pochi vigili stanno al cellulare mentre tutt´intorno gli scooter transitano  impuniti senza casco - sommersa da cumuli d´immondizia e con i cani randagi che percorrono indisturbati il centro storico, come denuncia un fotoservizio dell´onorevole Enzo Bianco, da sempre vota per Berlusconi.

"Report" rivela che la società dedita alla riscossione dei tributi dell´acqua, la Sidra, vanta crediti con il Comune per 22 milioni di euro poiché le varie giunte si sono rifiutate per anni di riscuotere la tassa nei quartieri popolari, serbatoi di voti del centrodestra. La Sidra spende migliaia di euro per singolari sponsorizzazioni: il concorso di Miss Muretto, le feste dei zampognari di Lentini, castagne e ciondoli.

«Ma lo volete capire che l´83 per cento della città non sta con voi» urla il sindaco Raffaele Stancanelli (An), durante un incontro con l´associazione Cittàinsieme, punta avanzata della società civile. Stancanelli ha appena stanziato 553 mila euro per contribuire alla festa di Sant´Agata. Un miliardo di vecchie lire sono un mucchio di quattrini in un municipio che aveva accumulato debiti per quasi un miliardo di euro, le cui aziende partecipate lamentano passivi pari a 120 milioni di euro.

La mafia governa molti gangli vitali della città. Il 12 marzo è cominciato il processo al clan Santapaola, che sino al 2005 avrebbe controllato la rutilante festa di Sant´Agata per accrescere così il proprio prestigio. Nel circolo Sant´Agata la tessera numero uno era di Nino Santapaola, la numero due di un altro mafioso, Enzo Mangion. «Che significa? Sempre un cittadino catanese è?», commentano i devoti.

I Santapaola e i Mangion sorreggono le reliquie, dirigono la processione dal cereo, come dimostrano le foto allegate agli atti del dibattimento. Nel 2004 la candelora venne fatta fermare nei pressi dell´abitazione di Giuseppe Mangion, detto "U zu Pippu", scarcerato tre mesi prima dal carcere di Pisa. Esplosero fuochi d´artificio, spararono botti. Una città dove le regole del gioco sono truccate, denuncia la Gabanelli.

Ogni tanto nel filmato fa capolino Scapagnini, affabile, suadente. «Berlusconi vivrà più di cent´anni in buone condizioni». Il premier, rivela una farmacista del centro, si rifornisce da loro. Lei prepara con le sue mani un farmaco miracoloso. A che serve, le chiede Ranucci con la telecamera nascosta: «Ha anche un´azione tipo endorfine che rasserena e poi potenzia anche il coso muscolare...»

(La Repubblica)

 
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